Author: Ettore Gerace

Mi chiamo Ettore Gerace, fin da bambino ho sempre desiderato avere un acquario tutto per me, ma forse per il mio carattere un po’ chiuso e riservato, non ho mai osato chiederlo ai miei genitori. Vedevo sempre in giro per le feste dei paesini i classici carassi nelle bocce e nelle vaschette, e cresceva sempre di più questo mio desiderio che non si realizzava mai anche per il fatto che nessuno nella mia famiglia aveva esperienza del genere per incoraggiarmi e spingermi in questo mondo e le fonti per studiare l’acquariofilia erano davvero molto scarse. Ormai da adulto, a maggio del 2015 si presenta un’occasione, delle lastre di vetro nuovissime da buttare… le ho chieste e mi sono state regalate. In quel momento scatta tutto un progetto nella mia mente che immediatamente si realizza con la costruzione della mia prima vasca. Nasce il mio 100 litri (lordi) che verrà successivamente avviato i primi di giugno dello stesso anno, con il classico fritto misto tra carassi, rasbore e caracidi vari accompagnati da un immancabile verde di piante finte, conchiglie finte, arredi vari di resina e fondo in quarzo bianco… In un secondo momento, grazie ad un mio amico, nonché collega di lavoro e compagno di studi in materia di acquariofilia, conosco il gruppo di Acquariofili.com che stravolge positivamente il mio interesse per questo mondo. Dopo aver studiato e preso informazioni utili da persone competenti ed esperti in vari campi, riavvio la mia vasca e, arredata ora da tante piante vere e con tanto di fondo fertile decido di iniziare la mia nuova esperienza allevando dei poecilidi, Guppy ed Endler. Da un po’ di tempo a questa parte mi sono appassionato dei Betta Splendens e per il momento sto allevando, in vasca a parte, un classico esemplare maschio da commercio che mi sta dando belle soddisfazioni. Essendo incuriosito anche da alcuni caracidi e dalla coltivazione di alcune piante acquatiche, non nascondo che ho già altri progetti in mente, che a tempo debito realizzerò… Anche se l’esperienza è ancora poca, ho imparato che in questo hobby, con pazienza, tenacia e determinazione si hanno molte soddisfazioni, “l’importante è non sedare mai la fame di sapere e di scoprire nuove cose”! (cit. Marco Ferrara).

Sturisoma Festivum

Sturisoma Festivum

Sturisoma Festivum

 

Sturisoma Festivum

 

Scheda riassuntiva:

 

Nome scientifico: Sturisoma festivum (Sturisomatichthys festivum)

Nome comune: Pesce gatto storione festivo

Famiglia: Loricaride

Ordine: Siluriformi

Provenienza: Colombia, Venezuela

Dimensioni: 25 cm

Temperatura: 22°-28°C

PH 6-7.5

KH 8-12 dGH

 

Descrizione:

Lo Sturisomatichthys festivum, meglio conosciuto con il suo vecchio e comune nome, Sturisoma festivum, è un genere di pesce gatto che appartiene alla famiglia dei Loricaridi e all’ordine dei Siluriformi. E’ molto simile allo Sturisoma aureum, infatti spesso si confonde per la notevole somiglianza. La differenza tra i due è che l’aureum ha il corpo più sottile e non presenta alcune pigmentazioni come quelle che si estendono nel festivum dagli occhi fino alla pinna dorsale.

Lo Sturistoma festivum è uno di quei pesci che purtroppo rischia l’estinzione dalle vasche degli acquariofili a causa delle ibridazioni che avvengono soprattutto con lo Sturistoma aureum e lo Sturistoma barbatum. Tali ibridazioni fanno si che la specie, purtroppo non si conservi.

 

Habitat:

Come già accennato nella scheda riassuntiva in alto, lo Sturisoma festivum proviene dalla Colombia e dal Venezuela, abita principalmente il bacino del lago Maracaibo.

Questo lago è un’ampia baia di acqua salmastra, in quanto collegato in più punti con il mare ma in cui hanno foce diversi fiumi.

 

Alimentazione:

In natura è un pesce che si nutre prevalentemente di alimenti vegetali. In allevamento, per i soggetti adulti, è possibile alimentarlo anche con del vivo e/o congelato che non disprezza affatto, ma la dieta naturalmente può e dev’essere variata con dei mangimi specifici a base vegetale per i loricaridi e con le comuni rondelle di verdure sbollentate come cetrioli, zucchine e spinaci.

 

Dimorfismo sessuale e riproduzione:

Il dimorfismo sessuale è riconoscibile solamente nei soggetti adulti che avviene intorno al 18° mese di vita. Per questa specie la caratteristica evidente che fa si che il dimorfismo sessuale sia ben percepibile è che il maschio è più snello e presenta i cosiddetti “baffi” ai lati della testa, mentre le femmine sono più robuste e diventano più grandi degli esemplari maschi.

 

Sturisoma Festivum

 

Per ottenere la riproduzione di questi esemplari bisogna garantire loro, in un certo qual modo, cambi d’acqua più frequenti e con Ph un po’ più basso del solito, abbassare di circa 2 – 3 gradi la temperatura, somministrare del cibo proteico più del previsto e ridurre ai minimi termini gli inquinanti.

La riproduzione avviene un po’ come il resto dei loricaridi, una volta scelta la zona dove deporre le uova, la femmina depone e dopo la fecondazione, lascia l’incarico al maschio di accudire l’intera  covata.

Una volta schiuse le uova, gli avannotti, poichè in una fase della vita molto delicata, dovranno ricevere un accrescimento accurato in una vasca a parte allestita in modo da non fargli mancare la presenza di alghe che sono la loro principale alimentazione nei primi mesi di vita. In tutto questo periodo dell’accrescimento è di fondamentale importanza anche non far subire loro sbalzi di temperatura e dei valori dell’acqua.

 

Comportamento, allevamento in acquario e convivenze: 

Lo Sturisoma festivum è un pesce pacifico, non ama gironzolare e pascolare in vasca durante il giorno, preferisce stare fermo su rocce, legni e piante dalle foglie larghe per poi muoversi quando le luci della vasca sono spente o quasi spente nelle vasche che possiedono le illuminazioni con le varie fasi del giorno. Proprio questa caratteristica spesso li penalizza con il cibo che spesso tende a mancargli a causa di altri inquilini molto più veloci e voraci di essi. Come convivenze pertanto può dividere la vasca con pesci della stessa provenienza e che hanno uguali esigenze dei valori dell’acqua e preferibilmente che siano pacifici. Riguardo sempre la convivenza con altre specie, la cosa importante, nel loro caso, è quella di assicurarsi che il cibo a loro somministrato, arrivi a destinazione.

Questa specie predilige acqua pulita, e come detto prima, priva di inquinanti. È preferibile allevarli in gruppi di minimo 5-6 esemplari e, tenendo in considerazione che raggiungono lunghezze di circa 25cm, esigono una vasca con delle dimensioni non indifferenti .

Per l’arredo della vasca è consigliato un fondo che non sia spigoloso e tagliente, legni e rocce che formino degli anfratti per ricreare, non tanto tane e nascondigli in quanto per essi non è facile nascondersi data la lunghezza del corpo, ma zone d’ombra dove amano mimetizzarsi con gli arredi stessi.

Al caso di questi esemplari fa anche una vasca molto ben piantumata, con foglie larghe in modo da creare una zona comoda per sostare e anche per un’eventuale deposizione delle uova.

 

 

Si ringrazia Giuseppe Mercedes per la gentile concessione sull’utilizzo

delle proprie immagini presenti in questa scheda.

 

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Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche

Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche più comuni in acquario.

Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche più comuni in acquario.

Prima di intraprendere questo percorso delle tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche, bisogna fare una premessa molto importante.

Le piante acquatiche nelle nostre vasche hanno un ruolo fondamentale, infatti, attraverso il loro metabolismo eliminano le sostanze che si rivelano dannose e/o letali, cioè NO2, NO3, PO4, NH2/NH3, aiutano e mantengono l’equilibrio dell’ambiente creato da noi in cinque lastre di vetro, dove il nostro periodico intervento è estremamente necessario. Questi interventi prevedono: un’erogazione di CO2 per aiutarle con una crescita più rigogliosa, la messa a disposizione di un impianto luci adeguato, la misurazione dei valori NO3, PO4 e FE, fondamentali per conoscere le necessità e le carenze delle piante e la somministrazione di una corretta fertilizzazione. Naturalmente le piante non hanno bisogno soltanto di queste accortezze ma anche di una certa cura a livello di potatura. Dalla potatura può scaturire anche la loro riproduzione.

Entriamo nei dettagli e vediamo più da vicino quali sono le tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche.

Esse si distinguono in:

  1. Potatura e riproduzione per talea;
  2. Potatura e riproduzione per stolone;
  3. Potatura e riproduzione per rizoma;
  4. Potatura e riproduzione per piante avventizie;
  5. Potatura e riproduzione galleggianti;
  6. Potatura e riproduzione per asse fiorifero;
  7. Potatura e riproduzione dei muschi.

 

  • Potatura e riproduzione per talea
Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche
(Hygrophila Polisperma)

(Scheda dedicata alla Hygrophila Polisperma)

Cosa vuol dire “per talea?” vuol dire semplicemente che la pianta viene tagliata in un punto e la parte tagliata e non radicata viene ripiantata per dare vita ad un altro esemplare.

Osservando l’immagine soprastante, possiamo notare che la pianta è divisa tra un gruppo di foglie e l’altro, questo punto si chiama internodo. Una volta effettuato questo taglio abbiamo, praticamente, dato forma a due piante, la A e la B. La pianta A, cioè la madre rimasta radicata, emetterà dallo stelo, ormai mozzo, nuovi germogli e con gli stessi ricomincerà a crescere. La potatura, cioè la pianta B, invece, servendosi con delle apposite pinze, la si ripianta in acquario così come si presenta o, rimuovendo le ultimissime foglie e facendo attenzione solo a non spezzarla. Dopo un breve periodo di tempo queste nuove piante radicheranno e cresceranno come la madre, e a loro volta dovranno essere potate e da queste potature nasceranno altre piante. Abbiamo adottato la tecnica di potatura e riproduzione “per talea”. Alcune volte queste piante, quando in vasca non è presente una corretta fertilizzazione, presentano delle radici aeree, (ciò significa che ha carenze di nutrienti e forma radici fuori dal terreno per cercarne altrove) pertanto se nel potare qualcuna, capita qualche radice di queste alla base della potatura, non eliminatela, sarà un aiuto in più a favore della nuova piantina per radicare bene nel fondo. Semmai queste radici aeree dovessero essere molto lunghe accorciatele solamente.

 

  • Potatura e riproduzione per stolone
Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche
(Vallisneria)

(Scheda dedicata alla Vallisneria)

La pianta rappresentata in foto è uno degli esempi più plateali di una potatura e riproduzione “per stolone”. Nella parte sinistra della foto, in basso alla pianta ed indicato con una freccia, si evince una sporgenza di un componente radicale di questa vegetazione; lo stolone.

Lo stolone è un componente radicale di una pianta che cresce e si estende sul fondo del nostro acquario. Una volta raggiunta una certa lunghezza, non definita, si blocca per dare vita a nuove piante, e solo quando queste ultime avranno ben sviluppato delle foglie e qualche radice, lo stolone riprende la crescita in lunghezza per dar vita ad altre piante ancora.

Per effettuare la potatura basterà tagliare lo stolone che unifica la piantina alla pianta madre (come indicato dal segno X nella foto A), mentre per riprodurla la si può lasciare anche dove si trova senza potarla, ma poiché queste piante emettono stoloni dove capita, potrebbe trovarsi in una zona poco gradita della vasca, a quel punto basta tagliare lo stolone, sradicarla, accorciare un po’ le radici se lunghe e ripiantarla nella postazione desiderata. Come si deduce nella foto B la pianta sradicata presenta parte dello stolone e delle radici ben sviluppate e un pò lunghe, pertanto queste ultime e lo stolone stesso sono da accorciare prima di essere rinterrata.

 

  • Potatura e riproduzione per rizoma
Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche
(Anubias Barteri nana)

(Scheda dedicata alla Anubias Barteri nana)

Le piante con struttura a rizoma hanno una tecnica di coltura diversa rispetto alle altre, in quanto essendo epifite, non vengono interrate ma solamente ancorate con del filo di cotone, filo da pesca o con la colla Attack, a delle pietre o dei legni presenti in vasca che ne formano l’arredo. La colla Attack può essere utilizzata senza alcun timore poiché, essendo cianoacrilato, una volta asciutta non crea nessun problema all’interno del nostro acquario. Perché non vengono interrate? Semplicemente perché il rizoma è una parte vitale della pianta dal quale dipendono la crescita e la riproduzione. Quest’ultimo se interrato tende a marcire e di conseguenza a far morire l’intera pianta. Sono munite di radici che sono libere di espandersi come vogliono, interrandosi nel fondo o attaccandosi agli arredi dove sono ancorate le piante.

Attraverso il rizoma, la pianta, crescendo, emette nuove foglie. Per effettuare la potatura basta adottare la tecnica del taglio. Tagliando il rizoma in due parti, come rappresentato in foto, si avranno due piante. La pianta A rimarrà la pianta madre, mentre la pianta B, alla quale dovremo lasciare qualche foglia, diverrà la figlia. Entrambe le piante comunque, continueranno la loro vita separatamente con l’allungamento del rizoma ed emettendo nuovi germogli  e nuove foglie, creando, a loro volta, una nuova situazione di potatura e riproduzione.

 

  • Potatura e riproduzione per piante avventizie
Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche
(Microsorum pteropus)

(Scheda dedicata alla Microsorum pteropus)

Per questa tecnica prendiamo in considerazione una Microsorum. Questa è una pianta che ha una doppia tecnica di potatura e riproduzione. Infatti, essendo anch’essa una epifita, possiede un rizoma, il quale si può dividere in modo da poter dare forma ad altre piante. Ma la riproduzione non avviene soltanto grazie al rizoma, ma anche attraverso delle piantine avventizie che crescono sulle foglie madri, quindi già grandi e ben formate. Come possiamo notare nella foto, le foglie A danno vita a dei “piccoli nei”, quelli cerchiati in giallo, dai quali pian piano si formeranno delle radici e delle foglioline dando vita a nuove piante. Le piante B, come si nota in foto avranno varie fasi di crescita, e quando diventeranno di una certa grandezza ed avranno emesso delle radici, se non lo fanno autonomamente, si possono separare dalla foglia madre tagliandola adeguatamente, facendo attenzione a non toccare il nuovo rizoma, pertanto è preferibile lasciare qualche centimetro di distanza come rappresentato dalle linee bianche tratteggiate nella foto.

 

  • Potatura e riproduzione galleggianti
Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche
(Ceratophillum Demersum)

(Scheda dedicata alla Ceratophillum demersum)

Le tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche galleggianti, abbraccnoia un po’ tutte quelle delle altre specie.

Tra i vari esempi che andremo a trattare su questi tipi di piante, abbiamo una prima galleggiante dal nome Ceratophillum Demersum, che può essere lasciata libera in vasca o ancorata a degli arredi in modo che stia in posizione verticale e assuma una visuale più scenografica. La potatura e la riproduzione di questa pianta avviene per talea, cioè tagliandola tra gli internodi, infatti come si evince dalla foto, dall’internodo cerchiato si possono ottenere tre piante, A, B, e C, compresa quella principale. Ognuna di queste tre piante a loro volta continuerà a crescere e a ramificarsi, proseguendo così il proprio processo di sviluppo e di riproduzione.

Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche
(Salvinia natans)

(Scheda dedicata alla Salvinia natans)

Una doppia tecnica di riproduzione invece è adottata dalla Salvinia natans (foto A), doppia poiché può essere sessuata ed asessuata. La prima molto difficilmente si verifica nelle nostre vasche in quanto non ci sono le condizioni che si trovano in natura. Questa riproduzione sessuata si riscontra con la nascita e la crescita di piccolissimi fiori di specifico sesso per pianta, cioè o maschio o femmina che contribuiranno alla fecondazione, dalla quale nasceranno dei semini. Il tutto avverrà nella parte centrale della piantina, precisamente dove rappresentato al punto 1 della foto B. L’altro metodo di riproduzione e potatura invece, che è quello che si verifica nelle nostre vasche, è il classico metodo per stolone, infatti come si evince al punto 2 nella foto B le piantine, madre e figlia presentano un proprio apparato radicale ma ancora legate dallo stolone che può essere tranquillamente tagliato non appena alla figlia cresceranno le radici.

Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche
(Lemna minor)
Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche
(Apparato radicale Lemna minor)

(Scheda dedicata alla Lemna minor)

La lemna minor (foto A e foto B) è una comunissima pianta galleggiante conosciuta anche volgarmente come “lenticchia d’acqua”. È una galleggiante apprezzata da alcuni acquariofili e disprezzata da altri. Apprezzata poiché può essere di grande aiuto per schermare la luce in alcune circostanze come ad esempio una vasca con un betta o una vasca con delle Anubias che non prediligono molta luce e così via, disprezzata, invece, perché si rivela come una pianta infestante che nell’arco di poco tempo si riproduce facilmente e a dismisura invadendo l’intero acquario, e lo si può notare nella foto A.

Andiamo a vedere come si riproduce.

Molti potrebbero pensare che questo tipo di pianta, visto il vasto apparato radicale, illustrato nella foto B, si riproduca per stolone, ma in realtà essa non produce un vero e proprio stolone. Essa si riproduce in maniera particolare, un sistema che si avvicina di più alla riproduzione per “piante avventizie”.

La lemna minor si riproduce attraverso delle foglioline saldate ad una più grande e appena mature si staccano dalla madre e si rendono autonome per crescere e riprodursi a loro volta. Il perché è infestante è comprensibile dal fatto che questo processo di riproduzione è molto celere e ogni foglia che si stacca dalla foglia madre, produrrà a sua volta altre foglie e così via. A seguito della riproduzione la potatura della pianta avviene autonomamente senza il nostro intervento, sarà nostra cura invece, preoccuparci di smaltirla dalla vasca per evitare, come già accennato, un’infestazione.

 

  • Potatura e riproduzione per scapo fiorifero
Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche
(Echinodorus Bhartii)

(Scheda dedicata alla Echinodorus bhartii)

Un esempio di riproduzione di scapo fiorifero per antonomasia, è la Echinodorus.

Come si può ben notare nelle immagini, questa pianta, come tante altre appartenenti alla famiglia delle Alismataceae, è molto particolare in diversi aspetti. Una delle caratteristiche è la capacità che ha di crescere ampiamente all’interno delle nostre vasche e allo stesso tempo di emergere fuori dall’acqua (vedi pianta completa nell’immagine A ed il particolare dell’emersione nell’immagine B).

Ma naturalmente la caratteristica non sta soltanto nell’emergere fuori dall’acqua, che tra l’altro ha un suo perchè, ma anche nella potatura e nella riproduzione.

Entriamo nel dettaglio di entrambi i casi.

Buona parte delle Echinodorus non sono realmente piante acquatiche, bensì piante palustri e, proprio l’indole della loro natura le porta a riprodursi fuori dall’acqua, ecco il perché dell’emersione.

Si presenta spesso come una pianta che, coltivata nelle giuste condizioni, raggiunge una certa imponenza sia di grandezza in vasca, sia a livello di apparato radicale.

Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche
(Echinodorus Bhartii)

Attraverso la sequenza di foto si può notare palesemente il ciclo della pianta in immersione e in emersione. Se si lascia lo scapo fiorifero immerso come rappresentato nella parte A della foto (linea tratteggiata 1), questa pianta si riprodurrà attraverso dei getti (evidenziati con le due freccette) che somigliano a delle gemme e dai quali in un secondo momento prenderanno vita nuove piante. Sulla parte sinistra della foto A la linea tratteggiata 2 rappresenta lo scapo fiorifero che tende ad emergere. Quindi se si farà emergere, come rappresentato ed indicato nella foto B, produrrà inizialmente uno o più pistilli che in breve tempo germoglieranno e daranno vita a dei bellissimi fiori come dimostrato nella foto C e più nel particolare nella foto D. Purtroppo questi fiori hanno una brevissima durata di massimo due giorni, per dare spazio allo scapo fiorifero emerso di crescere proprio in questi punti in cui sono appassiti i fiori. Da qui avviene la nascita di altre foglie di piante avventizie le quali, una volta formate le radici, possono essere tagliate e ripiantate per crescere e vivere autonomamente.

Riguardo la potatura, che da un certo punto di vista l’abbiamo già in parte trattata con il taglio delle nuove piantine, non bisogna dimenticare che queste piante hanno necessità di essere sfoltite, per cui va effettuata anche una potatura fogliare, cioè la rimozione delle foglie marce o che stanno per marcire. Per quanto possa essere forte questa specie di pianta, la fase di potatura fogliare è molto delicata, in quanto se effettuata in modo errato può debilitarla fino a portarla alla morte. Questa potatura viene effettuata staccando la foglia alla base tirandola nel verso opposto della crescita e delicatamente, in modo da non spezzarla e/o creare delle ferite e danneggiare la pianta. Le foglie centrali, invece, vanno tirate sempre delicatamente verso l’alto.

 

  • Potatura e riproduzione dei muschi
Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche
(Taxyphyllum barbieri o Muschio di Giava)

(Scheda dedicata al Taxyphyllum barbieri)

Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche
(Vesicularia dubyana o Muschio di Singapore)

(Scheda dedicata al Vesicularia dubyana)

Ho inserito volutamente queste due immagini di muschio per spendere due parole su di essi in quanto spesso questi due muschi vengono confusi. Il Vesicularia dubyana (comunemente conosciuto come Muschio di Singapore) è quello che viene sempre confuso e venduto per Taxyphyllum barbieri (comunemente conosciuto come Muschio di Giava) in quanto sono difficilmente distinguibili poiché identici. Ebbene si, questi due muschi sono due cose distinte e separate, ma condividono le stesse esigenze di coltura e si adattano entrambi ai più disparati valori dell’acqua. Sono entrambi muschi che possono essere coltivati in forma emersa che sommersa, infatti spesso le porzioni che acquistiamo nei negozi vengono coltivati in forma emersa. Dopo tale coltura, per introdurlo in vasca e adattarlo alla vita sommersa è necessario effettuare un acclimatamento per aiutarlo ad ambientarsi ed evitare che muoia.

I muschi in generale, non solo questi due esempi, hanno dei rizoidi che servono per farli ancorare ai legni o alle rocce, hanno una crescita media che si adegua anche in base alle condizioni di illuminazione ed erogazione di Co2 e non assumono una forma precisa durante la crescita, sarà invece cura di chi lo coltiva dargli una forma a proprio piacimento.

La potatura dei muschi avviene sforbiciandolo per riordinare i rametti quando quest’ultimo è divenuto ormai molto folto.

I muschi non presentano radici pertanto la loro riproduzione avviene per spore o per talea.

Una volta ottenuta un’abbondante potatura, per far riprodurre il muschio, la si può combinare in piccoli ciuffi da ancorare a sassi o legni con del filo di cotone, filo da pesca e molto più facilmente con la colla Attack, che come già precedentemente detto, una volta asciugata fuori dalla vasca, non crea alcun problema all’interno.

 

Per la presente guida: “Tecniche di base per la potatura e la riproduzione delle piante acquatiche più comuni in acquario” si ringrazia, Antonio Trotta, Erika Patrignani, Cristian Cotti e Marco Rocca per la gentile  concessione sull’utilizzo delle proprie immagini presenti in questa scheda.

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Cryptocoryne-purpurea 1

Cryptocoryne purpurea

La Cryptocoryne purpurea, proveniente dal Sud Est Asiatico, precisamente dalla Malesia Occidentale, come tutte le altre Cryptocoryne, appartiene alla famiglia delle Araceae.

Inizialmente fu identificata come una nuova specie di pianta ma nel 1982 Niels Jacobsen arrivò alla conclusione che si trattava di una pianta ibrida, proveniente dalle due specie Cryptocoryne cordata grabowskiì e Cryptocoryne griffithii.

Cryptocoryne-purpurea vitro

La Cryptocoryne purpurea, anche se si adatta alla coltivazione emersa, è molto impiegata in acquariologia,

 pianta a crescita lenta adatta anche ai neofiti.

Essendo una pianta di piccole dimensioni, infatti la sua crescita si aggira tra i 7 e i 10 cm,

risulta molto ornamentale grazie alla sua forma e alla sua colorazione, pertanto è usata come pianta di primo piano.

È ricca di un consistente apparato radicale di colore chiaro che gli permette di propagarsi sotto il fondo e produrre degli stoloni per generare altre piantine figlie.

Possiede delle foglie lanceolate lisce o tondeggianti lunghe circa 10 cm o poco più e la lamina fogliare è di colore verde scuro tendente al purpureo.

Ha una buona tolleranza con le temperature, sopporta temperature che oscillano dai 20°C ai 30°C.

Cryptocoryne-purpurea 2

Questa Cryptocoryne, inoltre, se coltivata nelle giuste condizioni , regala anche delle meravigliose inflorescenze in emersione sorrette da uno stelo spoglio di foglie.

In acque più dure, invece, si rischia che, a causa della chimica dell’acqua non tollerata, sulla lamina fogliare si formino dei depositi di colore bianco che bisogna rimuovere soltanto manualmente, pena l’insofferenza della pianta stessa. 

Per giuste condizioni si intende rispettare le sue esigenze, una moderata illuminazione, una costante fertilizzazione senza fargli mancare il FE, la somministrazione di Co2 e i valori dell’acqua devono essere ottimali rimanendo pressoché nel range specifico, cioè con acqua tenera e acida.

 

Scheda tecnica:
Provenienza Malesia Occidentale
Famiglia Araceae
PH 6.0 – 8.0
Durezza 3 – 15 dGh
Temperatura 20°C – 30°C
Luce da bassa a media
Altezza 7cm – 10cm
Velocità di crescita lenta
Riproduzione tramite stoloni
Difficoltà di coltivazione Facile
Flowerhorn

Flowerhorn

Flowerhorn

Nome scientifico: Amphilophus citrinellus X Vieja malanura
Nome comune: Ciclide Flowerhorn (Corno fiorito)
Famiglia: Cichlidae
Provenienza: Malesia – Sud Est Asiatico
Dimensioni: 25-30 cm
Temperatura: 26°-29°C
PH: 7-8

 

Descrizione:

Il Flowerhorn appartiene alla famiglia Cichlidae. È composto da un corpo pressoché a forma ovoidale ed è caratterizzato da una grossa importante protuberanza sulla nuca, proprio per questo particolare prende il suo nome che in italiano vuol dire “Corno fiorito”. Due grandi labbra compongono la bocca dentro la quale sono presenti delle ossa che fungono da mandibola e servono appunto ad effettuare la masticazione. Rispetto alla grandezza della testa, presenta due piccoli occhi la cui iride è di colore rosso, delle narici che hanno la funzionalità olfattiva. Raggiunge grandi dimensioni, infatti a parte alcuni casi che hanno raggiunto anche 40cm, questo pesce raggiunge tranquillamente i 30cm di lunghezza. È un pesce longevo le cui aspettative di vita si aggirano tra i 5-10 anni. La colorazione della livrea varia tra il rosso, il blu, il verde, il giallo ed il rosa.

 

Habitat:

In realtà non esiste un vero habitat in quanto questo pesce è un ibrido, selezionato da incroci tra ciclidi, il primo in origine fu Amphilophus. Questo pesce proviene dal Sud Est Asiatico, precisamente dalla Malesia, ed è proprio dalla frenesia di questi allevatori, di selezionare nuove specie di pesci, che nasce questo ibrido, infatti in natura non esiste.

 

Alimentazione:

Il Flowerhorn è un pesce di buon appetito, infatti va alimentato anche fino a tre volte al giorno con porzioni abbondanti. Non si nutre di classici mangimi per ciclidi ma la sua alimentazione è basata su cibi proteici, quali cibo vivo o surgelato o pellet specifici per Flowerhorn.

Il Flowerhorn il ciclide ibrido

 

Dimorfismo sessuale:

Riguardo il dimorfismo sessuale non vi è una grossissima differenza tra il maschio e la femmina. Tra le poche differenze vi è la grandezza fisica negli esemplari adulti, che nel maschio è leggermente più pronunciata rispetto alla femmina, la pinna anale e dorsale del maschio sono più allungate e più appuntite di quelle della femmina e la protuberanza sulla testa del maschio è più protesa mentre quella della femmina è più contenuta. Una tecnica che invece viene adottata da allevatori esperti per riconoscere il maschio dalla femmina, probabilmente quando ancora il pesce non è completamente sviluppato a livello di corporatura, è quella di riporre il pesce sulla mano e di comprimere leggermente il ventre. Da questa compressione, potrebbe fuoriuscire del liquido che indicherebbe che il pesce in questione è un maschio, contrariamente indicherebbe che è femmina.

 

Riproduzione:

Il ciclide Flowerhorn è un pesce che, nonostante sia ibrido, si riproduce, a differenza di alcuni altri pesci ibridi.
La riproduzione è soggetta purtroppo a degli ostacoli esclusivamente causati dal carattere molto territoriale che ha questo pesce. In un certo senso bisogna comportarsi come la riproduzione dei betta (per chi fosse incuriosito questo link porta alla riproduzione menzionata Betta riproduzione, alimentazione e accrescimento avannotti). Intanto bisogna usare una vasca dedicata alla riproduzione, e inizialmente, tra i due soggetti da accoppiare, sarebbe opportuno porre una lastra trasparente in modo da farli vedere ed osservare il comportamento che se risulta pacifico, permette ai due di procedere con l’ accoppiamento. Naturalmente è indispensabile fornire alcuni nascondigli alla femmina che se minacciata li userà per proteggersi dall’attacco del maschio.
Dopo un’eventuale riuscita di deposizione e conseguente schiusa di uova, i genitori vanno rimossi dalla vasca di riproduzione.

Il Flowerhorn il ciclide ibrido

 

Comportamento, allevamento in acquario e convivenze:

Come già citato precedentemente, il Flowerhorn è aggressivo e va tenuto da solo in quanto non tollera la presenza di altri pesci.
È un pesce che, per essere allevato, necessita di una vasca non indifferente, parliamo di circa 250/300 litri netti con abbondanti cambi settimanali. I valori del Ph possono variare tra 7 e 8 mentre il range della temperatura è tra i 26° e i 29°. Si consiglia un sistema di illuminazione moderata.

Anche se può essere definito un pesce di facile allevamento poiché robusto, è consigliabile farlo allevare da acquariofili che hanno già una certa esperienza sulle spalle, anche perché la manutenzione della vasca può risultare difficile a causa della sua aggressività che, a volte, lo spinge a non tollerare neanche le mani dell’acquariofilo in vasca.

La vasca da allestire per il Flowerhorn, preferibilmente, deve essere spoglia da arredi, piante e fondo. In questo modo, oltre ad evitare che crei scompigli, gli si da maggiore spazio di nuoto e maggiore quantità d’acqua data la corporatura importante, inoltre essendo un pesce che sporca molto, la lastra senza il fondo faciliterebbe maggiormente una pulizia più accurata. Se però, proprio non si vuole rinunciare ad un allestimento, è consigliabile inserire soltanto un substrato a piacimento, ghiaia o sabbia, e delle pietre ben saldate fra di loro in modo che simulino dei nascondigli dove il pesce possa intrufolarsi e stare tranquillo.

Adattabilità in acquario 90%
Difficoltà di allevamento 30%
Riproduzione in acquario 30%

Si ringraziano Domenico Gioffrè, Pasquale Avitabile e Leonardo Menalli per la
gentile concessione sull’utilizzo delle proprie immagini presenti in questa scheda.

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Cichlasoma Octofasciatum

Cichlasoma Octofasciatum

Nome scientifico: Cichlasoma octofasciatum

Nome comune: Jack Dempsey – “Rocio”

Famiglia: Cichlidae

Provenienza: America centrale – America del sud, Rio delle Amazzoni – Rio Negro

Dimensioni: 25 cm

Temperatura: 22-24°C
PH 6-7.5

KH 8-12 dGH

 

Descrizione:

Il Cichlasoma octofasciatum appartiene alla famiglia Cichlidae e viene comunemente chiamato Jack Dempsey. È un pesce abbastanza aggressivo, pertanto prende questo nome da un pugile statunitense campione di pesi massimi nella prima metà degli anni ’20, soprannominato “il massacratore”.

Questo ciclide assume anche la denominazione scientifica ”Rocio”, che significa ”rugiada del mattino”, con una esplicita attinenza ai riflessi argentei presenti sulla livrea.

Con l’aspetto classico di un ciclide, il Cichlasoma octofasciatum presenta pinne dorsali e anali appuntite e di grandi dimensioni e raggiunge i 25 cm di lunghezza.

Nella fase di crescita sulla livrea sono presenti delle strisce trasversali leggermente chiare che svaniscono durante la crescita. Da adulto, invece, è caratterizzato da una particolare livrea puntinata ed iridescente sopra uno sfondo verde unitamente ad un rosso molto scuro tendente al bordeaux.

Come in tante specie di pesci, a causa dello stress, i colori possono subire delle variazioni. In natura esiste anche un’altra varietà di Cichlasoma octofasciatum, di colore blu, che deriva da una mutazione genetica, il ciclide Electric blue Jack Dempsey, con dimensioni più ridotte e un pò meno turbolento dell’originale.

Inizialmente quest’ultimo veniva scartato dalle selezioni, ma successivamente venne rivalutato e riammesso in allevamento ed oggi è molto cercato dagli allevatori. Ha in linea di massima le stesse caratteristiche comportamentali e di allevamento del Cichlasoma octofasciatum originario.

Habitat:

Come già accennato nella scheda riassuntiva posta all’inizio, proviene dal Centroamerica e dal Sudamerica tra Messico, Guatemala, Yucatan e Honduras e abita acque calde, paludose, fangose e torbide, di canali e fiumi a scorrimento lento con fondi sabbiosi e/o fangosi.

Alimentazione:

In natura è un pesce che si nutre di alimenti sia di origine animale che vegetale. Si ciba di insetti, vermi che trova sul fondo, crostacei ed è anche predatore di piccoli pesci. In allevamento è preferibile alimentarlo prevalentemente con del cibo vivo e/o congelato. La dieta naturalmente può, e dev’essere variata con dei mangimi specifici a base vegetale per i ciclidi.

Dimorfismo sessuale:

Vi sono diverse caratteristiche evidenti che fanno si che il dimorfismo sessuale in questa specie sia ben percepibile.

Come prima caratteristica abbiamo il colore che nel maschio è più acceso rispetto a quello della femmina, che si accentua ancora di più nel periodo della riproduzione.

Anche la dorsale è diversa, infatti nel maschio è appuntita mentre nella femmina è più rotonda, nel maschio i contorni della suddetta pinna sono più accentuati, nella femmina di meno.

Il maschio sviluppa depositi di grasso sulla testa mentre la femmina presenta delle bande verticali lungo il corpo. La distinzione dei due sessi può essere fatta anche tramite la papilla genitale che nel maschio è più appuntita e nella femmina più rotonda.

Cichlasoma Octofasciatum
(Cichlasoma Octofasciatum – Maschio)

 

Cichlasoma Octofasciatum
(Cichlasoma Octofasciatum – Femmina)

 

Riproduzione:

Nel periodo riproduttivo sia il maschio che la femmina subiscono un cambiamento della livrea che diventa più scura rispetto alla loro classica brillantezza, nascondendo buona parte dell’iridescenza.

Il Cichlasoma octofasciatum è un pesce che forma delle coppie stabili.

Nel momento dell’accoppiamento e della deposizione delle uova, se si trovano in zone a rischio senza nascondigli, ripuliscono rocce, legni e radici sulle quali verranno riposte, in caso contrario scaveranno delle buche sul fondo sabbioso dove verranno custodite scrupolosamente.

La femmina può deporre dalle 500 alle 800 uova.

In questa specie, come tante altre, entrambi i genitori, hanno dunque meticolose cure parentali nei confronti delle uova e degli avannotti e nutrono questi ultimi con cibo premasticato per facilitarne l’ingestione.

La longevità del Cichlasoma octofasciatum, se allevati in maniera idonea, in media è di circa 10 anni che possono protrarsi anche fino a 15.

Cichlasoma Octofasciatum
(Coppia di Cichlasoma Octofasciatum – a sx la femmina a dx il maschio)

 

Comportamento, allevamento in acquario e convivenze:

Riguardo il comportamento del Cichlasoma octofasciatum, c’è da dire che durante la fase di crescita convive tranquillamente in banco con i suoi simili, ma da adulto diventa un pesce molto territoriale rivelandosi addirittura aggressivo, soprattutto nel periodo della riproduzione.

Infatti, a causa del suo comportamento, è consigliato, in età adulta, tenerlo isolato o con una compagna.

Predilige una temperatura dell’acqua tra i 22° e i 24°, mentre per facilitare l’accoppiamento e la riproduzione in vasca, è preferibile aumentare e mantenere la temperatura tra i 26° e i 28°C.

È un pesce non molto difficile da allevare grazie anche ai valori basici dell’acqua da mantenere e, pertanto, potrebbe essere anche consigliato ai neofiti che vogliono cimentarsi in un monospecifico con questi ciclidi.

La cosa che non bisogna assolutamente sottovalutare è che, vista la sua dimensione, necessita di un allestimento di vasche con litraggi di circa 200 litri a testa.

Eevitare l’inserimento di piante interrate per due motivi: la prima perché tende a sdradicarle soprattutto nel periodo della riproduzione in quanto tende ad essere più agitato del previsto e la seconda per favorire un notevole spazio per il nuoto.

È piuttosto consigliato creare, quanto più possibile, un habitat naturale con un flusso d’acqua lento, poca illuminazione, magari schermata da piante galleggianti, un fondo sabbioso, legni, radici, cocci, rocce ed anfratti dove potersi nascondersi.

Adattabilità in acquario 90%
Difficoltà di allevamento 50%
Riproduzione in acquario 50%

 

Si ringrazia Emanuele Boccia per la gentile concessione delle immagini dei propri esemplari presenti in questa scheda.

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